Dolore pelvico cronico, vulvodinia ed osteopatia

Soffri di dolore nella parte bassa dell’addome e/o nel bacino? Potrebbe essere un dolore pelvico cronico e se sei qui è probabile che tu abbia sentito dire che l’osteopatia può essere una terapia efficace…è realmente così? Scopriamolo insieme!

Che cosa si intende per dolore pelvico cronico?

Il dolore pelvico cronico viene definito come un dolore continuativo od intermittente, presente da almeno tre mesi, nella parte bassa dell’addome e del bacino.

Si è soliti associare tale dolore al ciclo mestruale nelle donne o anche al periodo della gravidanza (osteopatia in gravidanza), ma in realtà il discorso è molto più complesso di quanto siano le credenze della popolazione a riguardo.

Come spesso accade quando si deve approcciare il dolore cronico in generale, bisogna tener presente come la maggior parte delle volte non sia possibile individuare una singola causa! E’ proprio questo che rende tale tipologia di dolore più complicato rispetto ad un classico dolore acuto come ad esempio una distorsione di caviglia!

Vorresti approfondire i vari aspetti che costituiscono il dolore cronico? Leggi il mio articolo su dolore cronico ed osteopatia!

Quali sono le cause e quanto è comune il dolore pelvico cronico?

Se come abbiamo visto prima, le cause sono difficili da individuare, è però buona cosa focalizzarsi su una serie di patologie che spesso risultano coesistere tra loro e che sono in relazione col dolore pelvico cronico, quali:

  • Cistite (infiammazione della vescica)
  • Endometriosi
  • Sindrome del colon irritabile
  • Nevralgia del pudendo
  • Fattori psicologici
  • Vulvodinia

 

E’ quindi bene sottolineare come il dolore pelvico cronico possa dipendere da diversi apparati quali l’apparato urinario, il gastrointestinale, il neurologico, l’endocrino piuttosto che il muscoloscheletrico.

Andiamo ad approfondire una delle patologie più frequenti legate al dolore pelvico cronico, ovvero la vulvodinia.

Che cos’è la vulvodinia?

La vulvodinia è una patologia che colpisce le donne e che si manifesta sotto forma di bruciore, prurito e dolore nella zona della vagina e della vulva, in assenza di alcun segno o lesione visibile che possa determinarne la presenza.

Inoltre, purtroppo, può avere un effetto molto serio sulla vita di coppia in quanto la donna può incorrere in una difficoltà, o addirittura incapacità, nell’avere rapporti sessuali per il dolore (spesso è il medico che consiglia un periodo di astinenza dall’attività sessuale); oltre ad avere un risvolto negativo anche nella sfera sociale e lavorativa.

Colpisce una grossa fetta di popolazione femminile in quanto la percentuale si attesta intorno al 10% – 15% e ne possono soffrire donne di tutte le età, dall’adolescenza alla menopausa.

E’ molto probabile che alla base di tale patologia vi sia una ipereccitabilità dei neuroni presenti in prossimità della vagina, il che porterebbe tali neuroni ad attivarsi anche in una condizione di minor quantità di stimoli, come se le terminazioni nervose fossero in un continuo stato di vigilanza.

Oltre ad un discorso neurologico, è però bene sottolineare come abbia un’importanza fondamentale nella genesi di tale patologia anche una problematica muscoloscheletrica, ovvero la contrattura della muscolatura del pavimento pelvico.

L’Osteopata può curare la vulvodinia?

 

Prima di approcciare il discorso legato al trattamento osteopatico è bene considerare la terapia standard che prevede, per la neuropatia, dei farmaci utili a ridurre l’eccitabilità dei neuroni sensitivi presenti in prossimità di vagina  e vulva, magari in associazione a delle terapie fisioterapiche quali le tens per migliorare la propriocettività della muscolatura del pavimento pelvico, ovvero la capacità di contrarre e di rilassare volontariamente la muscolatura.

L’osteopatia può invece essere utile per agire direttamente sulla contrattura presente a livello del pavimento pelvico, sia con tecniche mirate al rilascio di eventuali trigger points, sia con un rilascio della parte inerente il perineo (zona tra vulva ed ano).

E’ bene ricordare come tutta la muscolatura del pavimento pelvico sia in relazione alle anche ed è quindi molto interessante, sempre da un punto di vista osteopatico, valutare ed eventualmente manipolare tali articolazioni. Inoltre, rifacendoci alle patologie elencate sopra in relazione al dolore pelvico cronico, non sono da escludere delle manipolazioni viscerali a livello di piccolo bacino per mobilizzare le aree in relazione a vescica, utero, ovaie, retto e tutta la componente fasciale che collega tali visceri al sacro.

Infine, essendo il pavimento pelvico considerato un diaframma, è fondamentale valutare anche la meccanica del diaframma toracico poiché le due strutture, per non creare problemi e sovraccarichi, devono lavorare in sintonia.

Risulta, in ultimo, utile considerare l’esecuzione di tecniche di automassaggio da effettuare a casa per poter mantenere costante i progressi raggiunti da un punto di vista muscoloscheletrico.

 

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